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Quando preoccuparsi del dolore al petto - prevenzione cardiologica 1

Quando preoccuparsi del dolore al petto?

Quando preoccuparsi del dolore al petto che arriva e ti lascia nel panico, a volte senza alcun preavviso, da un momento all’altro magari dopo uno sforzo fisico, dopo uno stress emotivo o mentre sei a riposo? E come valutare quei sintomi che accompagnano il dolore, come la tachicardia o il senso di oppressione? Ne parliamo in questo post dove spieghiamo quali sono i sintomi da considerare, ma soprattutto come evitare di finire in una spirale di paure senza senso.

Cosa sarà quel dolore al torace?

È la domanda più comune che ci si chiede al comparire del dolore toracico, quel dolore che sembra la chiara avvisaglia di qualcosa di più grave, e che prima o dopo potrebbe capitare. Il pensiero più temuto, quello che inizia a prendere il sopravvento quando fa male il petto, è che possa trattarsi di un attacco di cuore.

Dolore, sensazioni di oppressione o bruciore al petto, sintomi che potremmo associare all’infarto, possono facilmente indurre in errore e gettare nel panico.

Di fatto, in realtà, le cause del dolore / bruciore toracico e della sensazione di oppressione possono essere diverse (es: indigestione, pancreatite, forte crisi di ansia o attacco di panico), e non necessariamente essere legate a un problema di cuore e arterie.

 

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Obesità e COVID-19

Obesità e COVID-19

Obesità e COVID-19: Mentre la comunità scientifica continua la corsa per districare le incognite associate al virus SARS-COV2, il legame tra la ridotta funzione immunitaria e gli individui con obesità solleva importanti domande sulla possibilità di una maggiore patogenicità virale in questa popolazione, dove l’eccesso di adiposità può minare il microambiente polmonare, contribuendo alla possibilità di infiammazioni locali e lesioni secondarie, un’ulteriore problematica per chi soffre di obesità durante la corrente pandemia è la mancanza di Vitamina D. Fino a quando non emergeranno ulteriori novità, bisogna ricordare che i fattori di rischio modificabili come dieta e attività fisica non dovrebbero essere marginalizzati, decenni di ricerche supportano entrambi come fattori chiave che promuovono salute e benessere.

I Centri statunitensi per il controllo delle malattie (CDC) hanno riportato nel loro rapporto settimanale sulla morbilità e la mortalità del 17 aprile che, per il periodo dall’1 al 30 marzo, di1482 pazienti ricoverati con COVID-19, di questi, l’89,3% aveva una o più delle seguenti condizioni; ipertensione (49,7%), obesità (48,3%), malattie polmonari croniche (34,6%), diabete mellito (28,3%) e malattie cardiovascolari (27,8%). Naturalmente, la prevalenza dell’obesità è maggiore negli anziani rispetto ai giovani, e le complicanze, come ipertensione, diabete e malattie cardiovascolari, aumentano con l’aumentare della gravità e della durata dell’obesità. L’attività fisica è il modo migliore per intervenire su queste patologie e problematiche, dalla mancanza di vitamina D all’obesità alle patologie croniche. Programmi di attività fisica adattata permettono di sopperire alle mancanze di uno stile di vita sedentario, anche aggravato dalla recente quarantena, che ha portato a una diminuzione del 33% dell’attività e un incremento del 28% del tempo trascorso seduti (BJSM). Le linee guida della Società Italiana dell’Obesità (SIO) raccomanda l’attività fisica per i suoi effetti sulla salute globale a persone obese o in sovrappeso indipendentemente dal calo ponderale.  In una persona adulta sono raccomandati almeno 150 minuti a settimana di attività fisica aerobica di intensità moderata, oppure almeno 75 minuti di attività fisica aerobica di intensità vigorosa o una combinazione equivalente di attività fisica aerobica moderata e vigorosa. L’attività aerobica deve essere svolta in periodi della durata di almeno 10 minuti.La pratica regolare di attività fisica è un fattore protettivo da incremento ponderale e obesità, mentre uno stile di vita sedentario è un fattore promotore. Per la prevenzione di un incremento ponderale significativo (incremento superiore al 3% del peso corporeo) in una persona adulta sono raccomandati 150-250 minuti a settimana di attività fisica aerobica di intensità moderata (corrispondenti ad un dispendio energetico di 1.200-2.000 kcal).

Obesità e COVID-19
Studio Medico Aloè

 

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mantenere il cuore in salute

Come mantenere il cuore in salute in età esposte ai rischi cardiovascolari?

Quante volte ti capita di nominare o di sentir nominare la parola ‘cuore’? E quando ti capita, a cosa lo associ immediatamente? Scommettiamo che il primo pensiero va ai sentimenti, all’amore, all’amicizia, alla solidarietà…

Ti viene mai di pensare subito all’associazione cuore e salute?

Al contrario, se pensi alla parola ‘fegato’ o ‘stomaco’, l’associazione all’organo è quasi immediata.
Mantenere il cuore in salute, soprattutto in età più esposte ai rischi cardiovascolari, è una misura preventiva che dobbiamo osservare per assicurare un corretto funzionamento di tutti gli altri organi.

 

 

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Secchezza vaginale da cosa dipende

Secchezza vaginale: da cosa dipende se non sei in menopausa e come affrontare questo disturbo?


Non sei in menopausa ma nonostante ciò la secchezza vaginale è diventato il tuo problema. Un problema molto più comune e diffuso di quanto si pensi e non soltanto nelle donne in menopausa. La secchezza vulvo-vaginale – quando interessa sia la vagina sia i genitali esterni – porta con sé fastidi che non puoi più ignorare, sintomi che si manifestano a livello fisico e che mettono a repentaglio la tua intimità e la serenità di coppia.

Quali sono le cause possibili che si nascondono dietro questo disturbo quando non dipende dalla menopausa?
Secchezza vaginale da cosa dipende?

 

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incontinenza-urinaria 1

Fai un colpo di tosse e perdi urina? Potresti soffrire di incontinenza urinaria

Fai un colpo di tosse e perdi urina? Potresti soffrire di incontinenza urinaria

Quando si parla di incontinenza urinaria, si tende sempre a pensare ad una patologia che può interessare solo le donne in età avanzata. Nella realtà dei fatti, questa patologia tende a colpire anche donne molto giovani: nel 20% circa dei casi, i disturbi di incontinenza si presentano anche prima dei 30 anni. È considerata una “malattia silenziosa”, nonostante sia una patologia piuttosto comune, perché le donne che ne soffrono tendono a non parlarne col loro medico oppure a sottovalutare l’importanza del problema.

 

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